'Ovunque è il centro', la passione per la democrazia nel nuovo libro di Fioroni
(Adnkronos) - Beppe Fioroni, mentre sorseggia un caffè alla buvette della Camera, mette subito in chiaro una cosa. "Non ho alcun interesse a fare l'ennesimo partitino o a ricandidarmi", spiega incrociato dall'Adnkronos a Montecitorio quando gli vi
(Adnkronos) - Beppe Fioroni, mentre sorseggia un caffè alla buvette della Camera, mette subito in chiaro una cosa. "Non ho alcun interesse a fare l'ennesimo partitino o a ricandidarmi", spiega incrociato dall'Adnkronos a Montecitorio quando gli viene chiesto del suo ultimo libro, che uscirà il prossimo 16 settembre e verrà presentato tra un mese, il 9 ottobre, al Capranichetta. 'Ovunque è il centro. Delle cose, della vita, della politica', il titolo del volume edito da Rubattino. "E' un libro che vuole parlare ai giovani -spiega Fioroni-. Non è vero che non amano la politica. Ma per farlo hanno bisogno di crederci e per crederci serve che chi fa politica i valori, oltre che predicarli, li testimoni". Perchè, sottolinea nel libro, "chi riceve il voto deve rendere conto delle parole che ha pronunciato, delle decisioni che ha assunto, degli impegni che ha mantenuto e anche delle promesse che non è riuscito a realizzare. È una democrazia che risale dal basso, non una fedeltà che discende dall’alto". Una necessità e un'urgenza, per l'ex-ministro, in una democrazia "dove il 50% degli elettori resta a casa".
'Ovunque è il centro' è la cronistoria di una lunga militanza politica che diventa un'analisi puntuale della politica attuale. Nel libro, in forma di dialogo con Angelo Palmieri, l'ex ministro porta a compimento un'implacabile analisi della crisi democratica italiana, decifrando la cronaca dell'ultimo trentennio attraverso la lente della sociologia politica e dell'antropologia cristiana. Il libro si erge a pamphlet contro la "società liquida" delle appartenenze, a disamina impietosa di quel "surfismo politico" che ha surrogato la mediazione con la mera intercettazione degli umori, dissolvendo il "Noi" comunitario nell'atomizzazione dell'Io. Fioroni muove da una diagnosi inappellabile: la democrazia italiana patisce una frattura antropologica. La politica ha cessato di essere "pedagogia della realtà" per degradarsi a "gestione dell'istante".
Dalla stagione della "rottamazione" renziana, letta come alibi dell'assenza di pensiero, sino all'avvento del Movimento Cinque Stelle – bollato come il "paradigma più compiuto di una politica costruita sull'umore mutevole" – la costante è l'eclissi dei corpi intermedi. Il territorio non è più il luogo della verifica democratica, bensì un giacimento da cui estrarre consenso; il Parlamento ha abdicato al proprio ruolo costituente, scaricando sul referendum e sul plebiscito digitale le proprie responsabilità. Fioroni fa anche un passaggio sulla legge elettorale, tema di stringente attualità. "Io continuo a pensare che una delle condizioni necessarie per restituire senso e dignità alla vita democratica del nostro Paese sia una legge elettorale improntata finalmente al buon senso. Non una legge costruita per favorire questa o quella parte, per garantire rendite di posizione, per tutelare convenienze momentanee o piccoli tornaconti di apparato. Una legge elettorale dovrebbe essere uno strumento della democrazia: servire a governare e a rappresentare". E quindi capace di "costruire un ponte" verso gli elettori: "Occorre restituire ai cittadini la possibilità di scegliere il deputato e il senatore, attraverso lo strumento della preferenza".
Sul terreno delle algebre di potere, il libro non ricorre a perifrasi nel descrivere la mutazione genetica del Partito Democratico. Ciò che nacque con l'ambizione di un'"osmosi" fra culture diverse si è progressivamente ripiegato in una "sinistra-centro", smarrendo la propria funzione di sintesi nazionale e relegando ai margini la componente popolare. Di fronte a un centrodestra mutato in "destra-centro" e a una destra radicale che cavalca le paure, Fioroni rivendica la necessità di un "campo degasperiano": non nostalgia per la Democrazia Cristiana, ma spazio culturale e pre-politico in cui ricomporre un lessico del limite, della sussidiarietà e del bene comune. Il cuore del libro risiede nella ridefinizione del "centro". Non un punto sulla mappa né un vantaggio acquisito, ma un metodo: la facoltà di abitare la complessità senza rifugiarsi negli estremismi.
"Ovunque è il centro" significa che il baricentro della politica non è più il palazzo, bensì il luogo esatto in cui la dignità di una persona reclama d'essere riconosciuta: che sia una scuola in un quartiere di periferia, un hospice per le cure palliative, o il tavolo di un negoziato internazionale sul Mediterraneo. Nel congedarsi con un appello alle nuove generazioni – a cui nega ogni retorica, esigendo invece "appartenenze vere" e non vuote –, Fioroni consegna un testamento politico severo: la politica è credibile soltanto quando accetta la regola aurea della propria laicità e del proprio limite. Il monito finale, Non servirsene, è un atto d'accusa contro la politica intesa come carriera, e un inno alla politica come "custodia". Ed è per questo che l'ex-ministro insiste sul concetto di 'umiltà': "Quella di saper fare un passo di lato -spiega Fioroni all'Adnkronos- ci sono talmente tanti leaderini che si potrebbe fare una promozione: prendi tre leaderini al prezzo di due... Una riflessione che va fatta nell'interesse di un Paese che non può camminare sull'orlo di una democrazia senza elettori".
Nell'epoca dell'intelligenza artificiale e di una globalizzazione finanziaria senza regole, il libro di Fioroni è un richiamo urgente: nessuna macchina, nessun mercato, potrà mai sostituire la fatica – e la bellezza – del legame umano. Ed il centro, dice Fioroni nel libro, "può tornare a essere il luogo in cui la politica si misura non con l’interesse di parte, ma con il bene della Repubblica. Questo libro, in fondo, nasce anche da qui: dalla convinzione che la politica, quando non rinuncia alla propria anima, possa ancora essere una forma esigente di servizio; e che il bene comune non sia una formula consumata, ma la più concreta delle responsabilità. Mi auguro allora che coloro che leggeranno queste pagine, pochi o molti che siano, non si limitino a considerarle come una riflessione tra le altre. Mi auguro che possano sentirle come un invito. Un invito a diventare attori di una possibilità. Perché questa possibilità cammina soltanto con le gambe, l’intelligenza, la libertà e il coraggio delle persone. A noi spetta la disponibilità a sostenere, a trasmettere esperienza e memoria, a incoraggiare".
Fact Check
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Fonte:
Verificato il: 09 settembre 2026