Tajani accusa i “giudici perdonisti”: scontro con Anm e Penalisti sulla gestione degli arresti in flagranza

Il vicepremier invoca più rigore sugli arresti in flagranza; Anm e Unione Camere Penali rispondono parlando di minaccia allo Stato di diritto.

A cura di Redazione Redazione
26 settembre 2026 18:04
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Tajani accusa i “giudici perdonisti”: scontro con Anm e Penalisti sulla gestione degli arresti in flagranza -
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Il governo e la magistratura sono entrati in scontro frontale dopo le dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani, che ha attaccato i cosiddetti «giudici perdonisti» sollecitando maggior rigidità nelle decisioni su chi viene arrestato in flagranza. Le reazioni dell'Associazione Nazionale Magistrati (Anm) e dell'Unione delle Camere Penali (Ucpi) sono state immediate e durissime, qualificando le parole del ministro come potenzialmente lesive dei principi costituzionali e della terzietà dell'azione giudiziaria.

Tajani, intervenuto a margine del Villaggio della Legalità a Roma e con messaggi diffusi sui social, ha citato episodi recenti a Torino per sostenere che «troppe persone arrestate in flagranza vengono subito rimesse in libertà». Il vicepremier ha richiamato il diritto dei cittadini alla sicurezza e ha chiesto che i magistrati applichino le norme con maggior rigore per evitare la reiterazione del reato.

Il ministro ha tuttavia precisato di non invocare la disapplicazione delle leggi, ma «l'applicazione rigorosa» delle stesse, invitando i giudici a «mettersi una mano sulla coscienza» quando valutano la libertà di chi è stato colto sul fatto e potrebbe delinquere nuovamente. Tajani ha anche parlato della necessità di dare segnali alla collettività per contenere l'allarme sociale.

Reazioni delle toghe e dei penalisti

La Giunta esecutiva centrale dell'Anm ha condannato le affermazioni del vicepremier, affermando che esse «lasciano esterrefatti» perché sembrano avanzare una logica «contraria a ogni Stato di diritto». L'Anm ha sottolineato che la tutela dell'ordine pubblico non può essere scaricata sull'operato della magistratura, che deve garantire la terzietà e limitarsi ad applicare la legge. «La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione», recita la nota ufficiale.

Sull'altro versante, l'Unione delle Camere Penali Italiane (Ucpi), tramite il presidente Francesco Petrelli, ha definito pericoloso per la democrazia chiedere al giudice provvedimenti «esemplari» anziché la mera applicazione della norma. Petrelli ha ribadito che il magistrato è «garante dei diritti della persona», sottoposto esclusivamente alla legge e non alle logiche politiche o simboliche legate alla sicurezza.

Le posizioni messe a confronto evidenziano la tensione tra la richiesta di ordine pubblico avanzata da esponenti politici e la difesa delle garanzie costituzionali rivendicata da magistratura e avvocatura. Il dibattito tocca i nodi della separazione dei poteri, del ruolo del giudice e del confine tra sollecitazione politica e ingerenza nel funzionamento della giustizia.

L'episodio, rilanciato dall'agenzia di stampa Agenzia Dire, riporta al centro dell'agenda pubblica il tema della sicurezza cittadina e delle risposte istituzionali adottabili, con riflessi immediati sul rapporto tra cittadini, forze dell'ordine e sistema giudiziario.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

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Verificato il: 26 settembre 2026

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