Tumore al polmone Egfr-mutato, Passaro (Ieo): "Con osimertinib risultati importanti a 8 anni"

(Adnkronos) - “A 8 anni dall'utilizzo di osimertinib i pazienti migliorano il controllo della patologia e la loro sopravvivenza, indipendentemente dalla sospensione del trattamento. Questo è qualcosa di significativo e importante per i pazienti co

A cura di Adnkronos Redazione
21 settembre 2026 16:30
Tumore al polmone Egfr-mutato, Passaro (Ieo): "Con osimertinib risultati importanti a 8 anni" -
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(Adnkronos) - “A 8 anni dall'utilizzo di osimertinib i pazienti migliorano il controllo della patologia e la loro sopravvivenza, indipendentemente dalla sospensione del trattamento. Questo è qualcosa di significativo e importante per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) con mutazione Egfr, malattia che, a livello globale, interessa circa il 15% dei pazienti con Nsclc. È un passaggio importante: conferma che questa strategia continua a dare dei benefici che cercheremo chiaramente di traslare anche su altri sottogruppi con la patologia polmonare”. Così Antonio Passaro, direttore divisione di Oncologia toracica, Ieo-Istituto europeo di oncologia Irccs di Milano commenta gli ultimi dati aggiornati dello studio Adaura presentati al Congresso mondiale sul tumore del polmone, che si è svolto a Seoul (Corea del Sud), al quale ha partecipato. (VIDEO

“Negli ultimi 15 anni - spiega Passaro - la medicina di precisione ha cambiato in modo sostanziale la gestione del tumore del polmone e, per quanto riguarda il tumore del polmone non a piccole cellule in stadio precoce, non metastatico, sicuramente i progressi sono stati sostanziali e importanti. Noi sappiamo che nel passato, dopo una chirurgia radicale, il trattamento chemioterapico è sempre stato alla base di quello che noi definiamo terapia adiuvante, cioè volta a ridurre la ricaduta e ad aumentare la percentuale di guarigione, quindi per aggiungere un miglioramento rispetto alla sola chirurgia. Ma sappiamo altresì che questo tipo di trattamento, quindi la chemioterapia con due farmaci, uno a base di platino e un farmaco di seconda generazione, ha pur sempre visto un limitato beneficio, più o meno di un 5-6%, nel lungo termine. Questo chiaramente è cambiato grazie alla medicina di precisione”.  

Oggi “siamo in grado di creare una profilazione genetica e molecolare del tumore non a piccole cellule - chiarisce l’oncologo - I pazienti che ricevono un'adeguata diagnosi che hanno del tessuto considerato idoneo, ricevono non solo una diagnosi istopatologica - cioè guardiamo al microscopio grazie ai nostri patologi come sono fatte le cellule, che colorazioni hanno per dargli un nome e un cognome - ma fondamentalmente scendiamo in un'analisi di secondo livello per valutare le alterazioni patogenetiche del Dna e dell'Rna della malattia, che cioè si sviluppano nel tempo, che non sono alterazioni o mutazioni ereditarie”. 

 

“All'interno di queste analisi - precisa Passaro - abbiamo la possibilità di identificarne dei biomarcatori predittivi di risposta, cioè in grado di dirci che, andando a utilizzare una terapia molecolare mirata, possiamo ottenere dei vantaggi significativi non solo nella malattia metastatica, ma anche nella malattia early, quella da operare. È un trattamento da fare prima o dopo l'operazione, valutato all'interno di un team multidisciplinare, dove, attualmente, i più grandi risultati sono stati ottenuti nel setting dei pazienti con tumore del polmone non a piccola cellule con mutazioni di Egfr”.  

Lo studio Adaura riguarda i pazienti con tumore del polmone “radicalmente operato precedentemente dal chirurgo, che dopo la chirurgia sono stati candidati a ricevere una terapia biologica”. Il trial “è stato il caposaldo di questo tipo di studi nel setting adiuvante - illustra l’oncologo - Prima di allora non avevamo studi con terapie biologiche, terapia target. All'epoca, i pazienti sono stati divisi in 2 gruppi: uno a ricevere la terapia con osimertinib, un inibitore di Egfr di terza generazione, il più avanzato che all'epoca era in commercio, l’altro il placebo, dopo la chemioterapia che era opzionale. Nel 2020, i risultati hanno portato a una prima conferma che l'aggiunta del trattamento adiuvante con osimertinib era in grado di ritardare in modo significativo le progressioni, quella che in inglese chiamiamo disease free survival (Dfs), quindi il tempo libero da progressione. Nell'aggiornamento successivo, a circa 3 anni, l'utilizzo dell'osimertinib in questo setting era stato in grado anche di migliorare la sopravvivenza globale”. Oggi, a 8 anni, conclude, registriamo il “risultato impressionante nel migliorano del controllo della patologia e della sopravvivenza”. 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 21 settembre 2026

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