Caso Siher: l'Anm replica a Meloni e difende l'autonomia della magistratura
Stefano Celli definisce "irrivicevibili" le critiche del Governo dopo il rilascio di Youssef Siher deciso dal Tribunale di Milano.
Il vicesegretario dell'Associazione Nazionale Magistrati, Stefano Celli, ha definito «giudizi irricevibili» le critiche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla decisione del Tribunale di Milano che ha rimesso in libertà Youssef Siher. La replica è arrivata oggi ai microfoni di 24 Mattino su Radio 24, dove Celli ha sottolineato che se il giudice non ha convalidato il fermo e non ha disposto misure cautelari è perché le richieste della Procura non reggevano.
Secondo Celli, chi riceve una decisione giudiziaria che ritiene ingiusta ha «due strade»: presentare ricorso con gli strumenti previsti dal diritto oppure attaccare la magistratura con parole pubbliche. «Noi non ci mettiamo a litigare», ha detto, ma ha chiesto che di fronte ad affermazioni «così pesanti» venga quantomeno ammessa una soglia di esagerazione da parte di chi le pronuncia.
Celli ha anche mosso rilievi tecnici alle dichiarazioni di membri dell'esecutivo, prendendo di mira in particolare il commento del ministro degli Esteri sull'esistenza di una presunta flagranza: «Lasciamo perdere la ‘r’ al posto della ‘l’ — ha osservato — qui manca la conoscenza dei concetti di base: la flagranza è un’altra cosa».
Infine, il vicesegretario ha difeso la giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni dalle polemiche nate per la sua firma a un appello per il cessate il fuoco a Gaza. Celli ha definito la strumentalizzazione di quel gesto «una stupidaggine colossale» e ha ricordato di aver firmato lo stesso appello insieme ad altri 3.000 accademici e professionisti. Per Celli, etichettare come "attivisti" i magistrati che esprimono posizioni civili rappresenta una semplificazione che mortifica il dibattito pubblico.
Reazioni e prospettive
La vicenda Siher rilancia il tema del rapporto tra politica e magistratura in un quadro già teso. Da un lato c'è la possibilità di impugnare le decisioni giudiziarie attraverso i normali rimedi processuali; dall'altro resta aperta la questione del peso politico delle dichiarazioni di esponenti di Governo. L'ANM, per voce di Celli, ha chiarito la sua linea: difendere l'autonomia della magistratura e respingere tentativi di trascinarla nella contesa politica.
Nei prossimi giorni si attendono eventuali passi procedurali da parte della Procura o altre iniziative giudiziarie: la via del ricorso è, secondo Celli, la strada corretta per chi ritenga fondata una critica alle decisioni del Tribunale. Intanto la polemica pubblica rilancia interrogativi sulla conoscenza dei termini giuridici e sul confine tra responsabilità istituzionali e retorica politica.
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Verificato il: 29 ottobre 2026