Due su tre chiedono intesa tra i partiti: il report sull'anima politica degli italiani
Studio di Antonio Preiti: italiani europeisti, favorevoli a difesa comune e immigrazione governata; cinque 'anime' dell'elettorato emergono dal sondaggio.
A un anno dal voto, due su tre italiani chiedono che i partiti trovino un accordo sulle questioni fondamentali: lo rileva il report «L'anima politica degli italiani», curato da Antonio Preiti e realizzato da Sociometrica e FieldCare per Associazione Libertà Eguale e Fondazione Magna Carta. Su 908 intervistati, il 66,2% auspica intese almeno sui temi chiave, mentre solo il 15,6% vuole una «contrapposizione netta e continua» fra schieramenti.
Il rapporto non misura intenzioni di voto ma la mente politica del Paese: 18 domande su grandi temi interni e internazionali che il Parlamento del 2027 dovrà affrontare. I risultati suggeriscono un quadro meno polarizzato di quanto appaia nel dibattito televisivo e mediatico, con posizioni spesso più condivise di quanto comunemente rappresentato.
Gli italiani indicano chiaramente i settori in cui desiderano il bipartisan: sicurezza (42,6%), immigrazione (29,9%), giustizia (29,7%), ambiente (24%) e politica estera (19,4%). Questi ambiti coincidono con i campi in cui la politica pratica il conflitto, secondo il report.
Sulla dimensione geopolitica emerge una netta preferenza per l'Europa come spazio di sovranità: il 39,8% vorrebbe un'Italia «totalmente con l'Europa», mentre il 60,6% è favorevole a una difesa europea comune. Sul conflitto in Ucraina il sostegno è presente ma cadenzato: il 43,2% riconosce le ragioni di Kiev, appena il 4,5% si schiera con la Russia; tuttavia gli italiani privilegiano aiuti economici e umanitari (30,4%) rispetto a quelli militari (21,5%). La Russia è percepita come un pericolo dal 65,7%, sebbene solo il 17,2% la giudichi come minaccia imminente.
Il Medio Oriente resta l'area più frammentata: il 24,1% degli intervistati non esprime una posizione. La soluzione dei due Stati ottiene il 25,3%, mentre le posizioni critiche nei confronti del governo israeliano prevalgono (30,6%) rispetto al sostegno pieno (20%).
Sulle migrazioni gli estremi sono respinti: quasi la metà del campione (46,8%) predilige un ingresso «controllato e selettivo, in base alle esigenze del Paese». L'ipotesi di far entrare tutti resta minoritaria (2%) e quella di non far entrare nessuno si attesta al 14,7%. Alla domanda sulla legalità degli arrivi, il 59,1% ritiene che chi entra illegalmente debba essere respinto, salvo eccezioni. La sicurezza si conferma tema con consenso più ampio: il 59,6% chiede misure più severe, incluse «leggi durissime» e maggiore presenza di forze dell'ordine; l'opinione che l'allarme criminalità sia esagerato è praticamente inesistente (1,4%).
Le cinque «anime» degli italiani
L'analisi per cluster individua cinque macro-gruppi che compongono l'elettorato, con implicazioni dirette per il ciclo politico che porta al 2027:
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Moderati di governo (36,8%): il segmento mediano, definito «partito della governabilità». Moderatamente conservatori, atlantisti e orientati alla legalità senza eccessi punitivi. Si collocano tra centrodestra (48%) e centrosinistra (27%).
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Progressisti europeisti (21,8%): profilo federalista, favorevole all'accoglienza ma con regole; urbani e con alto livello di istruzione. Si identificano prevalentemente con la sinistra e il centrosinistra (63%).
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Sovranisti securitari (20,1%): il gruppo più radicale, con richieste di respingimenti, leggi durissime e orientamento isolazionista. Rappresentano la componente più identitaria della destra.
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Periferia chiusa (13,3%): scarsa attenzione ai temi internazionali e posizioni inflessibili su questioni vicine, in particolare la sicurezza. Sono il serbatoio dell'astensione e del voto di protesta.
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Silenziosi (7,9%): fuori dal circuito politico e informativo; il 36% di questo gruppo dichiara di non informarsi affatto.
Secondo l'autore, Antonio Preiti, «i sondaggi misurano chi vince, questo Report misura che cosa pensano gli italiani». Il risultato è, scrive Preiti, una platea di opinioni «molto più ragionevole» e più condivise rispetto al rumore quotidiano della politica.
Lo studio indica che, in vista del prossimo voto, la battaglia politica potrebbe essere determinata non tanto dalle frange più rumorose quanto dalla componente dei moderati, centro di gravità capace di condizionare la governabilità e le alleanze future.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 19 ottobre 2026