Israele, stallo alle urne: Likud primo partito ma nessuna maggioranza, tutte le opzioni per formare il governo
Likud a 54 seggi, opposizione a 49: dalle liste arabe ai voti in doppia busta, ecco gli scenari che decideranno la composizione della Knesset.
Il conteggio dei voti in Israele prosegue senza che emerga una maggioranza chiara: al momento il Likud è in testa con 54 seggi, mentre il blocco guidato dall'ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot si attesta su 49 seggi. La soglia per ottenere il controllo della Knesset è di 61 deputati, per cui nessuno dei due schieramenti dispone oggi di una maggioranza autonoma.
Le forze politiche di origine arabo-palestinese ottengono complessivamente 17 seggi tra la Lista Unita e Ra'am, che avevano chiamato i propri elettori a votare 'in massa contro il blocco di Netanyahu' e ora sollecitano un dialogo con Eisenkot. Queste forze dichiarano di voler contribuire a 'mandare a casa' il premier uscente e chiedono di escludere dalla futura compagine di governo i leader più a destra come Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir.
Lo spostamento degli equilibri è stato influenzato da una mobilitazione alta della minoranza palestinese insieme a una ripresa del voto nelle comunità di confine verso sud e nord, tradizionalmente sensibili ai timori per la sicurezza. In molte aree vicine a Gaza e al Libano gli elettori hanno premiato il Likud, mentre il premier uscente ha rivendicato una maggioranza tra i sionisti e in chi sostiene la linea della difesa nazionale.
Di fronte a questo quadro, Eisenkot ha accusato Netanyahu di tentare di usare la questioni della sicurezza per fini politici, pur essendo lui stesso favorevole al proseguimento delle operazioni militari a Gaza. L'ex capo di Stato maggiore ha promesso di lavorare per contenere i coloni violenti in Cisgiordania e ha escluso la possibilità di includere formalmente le liste arabe in una sua coalizione, pur riconoscendo che una simile scelta garantirebbe in teoria una maggioranza più stabile.
Dentro la galassia dei partiti minori sono però finite fuori dalla Knesset formazioni che avrebbero potuto diventare ago della bilancia: il partito dei Riservisti ha ottenuto il 2,6%, mentre Amcha Yisrael si è fermato all'1,7%, sotto la soglia di sbarramento del 3,25%. Questi risultati hanno ridotto le opzioni per entrambi i blocchi, allontanando combinazioni già ipotizzate prima del voto.
Gli scenari possibili per i leader principali sono concreti e circoscritti: cercare di 'corteggiare' singoli partiti dell'area avversa per aggiungere deputati alla propria compagine, negoziare un governo di unità nazionale, oppure attendere l'esito dello spoglio delle schede in doppia busta che potrebbero ribaltare il vantaggio. I voti in doppia busta appartengono a oltre 4.000 diplomatici nelle rappresentanze all'estero e ai militari israeliani dislocati, e il loro conteggio, che proseguirà tra stasera e i prossimi giorni, potrebbe rivelare tendenze più favorevoli all'esecutivo uscente.
Il proseguimento dello spoglio e la negoziazione tra partiti determineranno le mosse immediate: le opzioni sul tavolo restano dunque l'allargamento delle alleanze, l'apertura a una coalizione di larghe intese o il tentativo di attendere il voto dei membri delle forze armate e dei diplomatici per ottenere quei seggi necessari a superare la soglia dei 61 deputati. Nei prossimi giorni si capirà se la situazione rimarrà bloccata o se si delineerà un percorso chiaro verso la formazione del nuovo governo.
Fact Check
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Verificato il: 28 ottobre 2026