Strage di Bologna: la Corte d'Appello si riserva sulla richiesta di analisi del Dna che potrebbe indicare un'86ª vittima
La difesa di Gilberto Cavallini chiede l'analisi di un lembo di Dna riesumato; Procura e parti civili contestano catena di custodia e carattere esplorativo.
La Corte d'Assise d'appello di Bologna si è riservata la decisione sull'istanza della difesa dell'ex Nar Gilberto Cavallini per autorizzare un'analisi genetica su un lembo di Dna rinvenuto nella bara di Maria Fresu, una delle vittime della strage del 2 agosto 1980. La difesa sostiene che il frammento non appartiene a Fresu e potrebbe indicare la presenza di un'86esima vittima, una donna allora «vicinissima alla bomba».
La richiesta, presentata per l'esame dal genetista consulente Emiliano Giardina, mira a determinare l'origine ancestrale e il profilo fenotipico del campione e a confrontarlo con gli altri reperti delle vittime. Il difensore Gabriele Bordoni — oggi sostituito dall'avvocato Alessio Pomponi — ha già avanzato istanze analoghe nei precedenti gradi di giudizio, respinte, ma ora la difesa ripropone gli accertamenti ritenendoli utili anche ai fini di una possibile revisione del processo.
La Procura generale e le parti civili hanno chiesto il rigetto dell'istanza, rilevando il carattere «del tutto esplorativo» delle analisi e mettendo in dubbio la catena di conservazione dei resti riesumati dal cimitero di Montespertoli. Sul piano formale la Procura ha inoltre eccepito che Bordoni non avrebbe avuto mandato formale al momento del deposito dell'istanza, sollevando un'obiezione di legittimazione procedurale.
Parlando con i cronisti, Pomponi ha sostenuto che la difesa chiede la facoltà di accedere a un accertamento scientifico per risolvere i quesiti rimasti aperti dal dibattimento, e che da questo potrebbero scaturire valutazioni rilevanti per la posizione di Cavallini e per una ricostruzione alternativa della vicenda. "Cavallini nell'immediato non ci guadagnerebbe nulla", ha detto il legale, ma l'analisi potrebbe orientare nuove indagini.
Di segno opposto è stata la replica del legale di parte civile Andrea Speranzoni, per il quale "non c'è un'86esima vittima": la complessità e le pessime condizioni dei corpi sotto le macerie avrebbero prodotto una confusione di reperti già esaminata e definita nelle sentenze passate, comprese le decisioni della Cassazione del gennaio 2025.
Sviluppi e implicazioni
Anche il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Paolo Lambertini, ha espresso perplessità, definendo l'istanza «un ulteriore tentativo di riesumare non una vittima, ma una pista» — potenzialmente di matrice libanese o palestinese — già «sepolta da pagine e pagine di sentenze e di indagini». Per Lambertini l'operazione rischia di riaprire ferite senza fornire elementi nuovi e attendibili.
La decisione riservata dei giudici non ha ancora una data di pronuncia: l'esito determinerà se saranno autorizzati nuovi esami genetici sui resti riesumati e se si potranno sostenere istanze di revisione del processo per Cavallini. L'istanza riaccende inoltre il dibattito sulle possibili piste investigative alternative alla ricostruzione del terrorismo nero, temi che la giustizia italiana ha già affrontato lungo decenni di inchieste e sentenze.
Fact Check
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Verificato il: 15 ottobre 2026