Tribunale islamico a Padova: esposto, allarme politico e la replica del fondatore
Esposto alla Procura, FdI e Lega chiedono verifiche; il fondatore difende la camera arbitrale: 'nessun contrasto con il diritto italiano'.
Padova. È scoppiata la polemica sulla 'Camera Arbitrale Islamica' con sede a Padova: un esposto presentato da esponenti di estrema destra ha portato la vicenda all'attenzione della Procura locale e del Centrodestra nazionale. L'iniziativa, fondata lo scorso marzo, si propone come piattaforma per risolvere controversie civili e commerciali secondo i principi della Shari'a, ma ha subito sollevato dubbi sulla compatibilità con l'ordinamento italiano.
Il caso e le reazioni politiche
L'esposto è stato presentato dall'avvocato Francesco Minutillo, esponente di Futuro Nazionale, che contesta il regolamento della Camera Arbitrale perché, a suo avviso, pone la Shari'a come fonte prioritaria delle decisioni e il diritto italiano come residuale. A seguito della denuncia, Fratelli d'Italia ha chiesto l'avvio di un'indagine conoscitiva in Commissione Giustizia del Senato, mentre la Lega e il vicepremier Matteo Salvini hanno annunciato verifiche e segnalazioni ai ministeri di Giustizia e Interni.
La senatrice Susanna Donatella Campione (FdI) ha definito la situazione 'allarmante' e ha richiamato la necessità di tutelare la Costituzione e l'uguaglianza davanti alla legge; per Campione il ricorso all'arbitrato non può diventare uno strumento per creare 'enclave giuridiche' fondate su regole confessionali.
La posizione del fondatore e il quadro giuridico
Il fondatore indicato dalla stampa è l'avvocato Omar Vanin, docente di Diritto Internazionale all'Università di Padova. Vanin ha spiegato che la Camera Arbitrale si occupa di controversie tra privati, su base volontaria, e che le parti possono scegliere arbitri che si ispirino alla Shari'a nella misura in cui le decisioni non siano in contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento italiano. Ha inoltre precisato che una decisione palesemente discriminatoria, ad esempio a sfavore di una donna, non potrebbe essere omologata da un tribunale italiano.
Dal punto di vista normativo, l'arbitrato in Italia è riconosciuto dal Codice Civile e si basa sul consenso delle parti; tuttavia alcune materie, come lo stato delle persone, il matrimonio e i diritti indisponibili, sono escluse dall'arbitrabilità per legge. Ciò significa che il perimetro operativo della Camera Arbitrale è sostanzialmente circoscritto se si attiene all'ordinamento nazionale.
La reazione delle comunità islamiche
L'Unione Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (Ucoii) ha preso le distanze dall'iniziativa, definendola autonoma e promossa da soggetti non riconosciuti dalle comunità islamiche italiane. L'Ucoii ha ricordato che le associazioni e le moschee rappresentate non hanno promosso né sostenuto la Camera Arbitrale e ha sottolineato il rispetto della legge italiana come principio religioso per il musulmano che vive in Italia.
Sede, funzionamento e prossimi sviluppi
La sede segnalata è in via Armistizio 13 a Padova sud. L'istituto dichiara sul proprio sito di offrire una 'via alla giustizia islamica' per controversie civili e commerciali, rivolte anche ad aziende straniere in rapporti con l'Italia. Al momento l'esposto è in mano alla Procura della Repubblica di Padova e i ministeri competenti sono stati allertati: potrebbero seguire accertamenti sulla legittimità del regolamento e sulla concreta applicazione delle procedure arbitrali.
Per ora la vicenda resta aperta e sotto osservazione, con il fronte politico che chiede verifiche rigorose e le associazioni islamiche ufficiali che smentiscono ogni collegamento formale con la Camera Arbitrale. L'attenzione è concentrata su due nodi: il rispetto delle norme nazionali e la garanzia dei diritti fondamentali nelle eventuali decisioni arbitrali.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 08 ottobre 2026