Caso Almasri: la Consulta dice no all'obbligo di autorizzazione per indagare Bartolozzi su false dichiarazioni

La Corte costituzionale accoglie in parte il conflitto sollevato dalla Camera: per i reati di false dichiarazioni non si estende l'autorizzazione prevista dall'art.96.

A cura di Redazione Redazione
06 novembre 2026 12:34
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Caso Almasri: la Consulta dice no all'obbligo di autorizzazione per indagare Bartolozzi su false dichiarazioni -
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La Corte costituzionale, con la sentenza n. 190 depositata oggi, ha parzialmente accolto il conflitto di attribuzione proposto dalla Camera contro il Tribunale dei Ministri e la Procura di Roma nel caso legato all'arresto e alla successiva liberazione di Osama Almasri (19-21 gennaio 2025).

Secondo i giudici, il Tribunale dei Ministri avrebbe dovuto motivare esplicitamente perché non ha ritenuto prospettabile una responsabilità penale di Giusi Bartolozzi — allora capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio — come concorrente nei reati attribuiti al ministro. La Procura di Roma, a sua volta, avrebbe dovuto comunicare alla Camera la valutazione del Collegio, cosa che avrebbe consentito alla Camera stessa di valutare eventuali iniziative, incluso un conflitto di attribuzione.

La questione centrale riguarda invece l'obbligo di autorizzazione a procedere previsto dall'articolo 96 della Costituzione. La Corte ha escluso che tale obbligo si estenda ai reati di false dichiarazioni commessi da soggetti non ministeriali, anche se connessi a fatti che coinvolgono un ministro. In altre parole, la speciale tutela prevista per i reati ministeriali non può essere interpretata in senso estensivo fino a comprendere automaticamente comportamenti di terzi.

La Corte ha spiegato che la disciplina della materia è speciale e volta a proteggere l'esercizio delle funzioni di governo; un'interpretazione ampia dell'art. 96 avrebbe inficiato tale equilibrio. Per la tutela della riservatezza istituzionale, invece, la sentenza ricorda che possono trovare spazio altri strumenti giuridici, come l'opposizione del segreto di Stato, ove ricorrano i presupposti di legge.

I fatti di riferimento includono l'audizione del 31 marzo 2025 durante la quale Bartolozzi avrebbe reso dichiarazioni ritenute false. La Procura, nelle indagini sul Ministro, aveva chiesto al Tribunale di configurare per la dottoressa Bartolozzi o il concorso nei reati attribuiti al ministro, o alternativamente il reato di false dichiarazioni. Secondo la Corte, a fronte di quella sollecitazione il Tribunale avrebbe dovuto motivare la scelta di non procedere in quella direzione.

Implicazioni e prossimi passi

La decisione apre più scenari pratici e giuridici. Innanzitutto il Tribunale dei Ministri è chiamato ora a chiarire formalmente le ragioni della sua valutazione investigativa; la mancanza di motivazione è stata infatti censurata dalla Consulta come lesiva della collaborazione tra poteri. In secondo luogo la Procura di Roma potrebbe essere sollecitata a comunicare alla Camera le conclusioni del Collegio, come richiesto dalla Corte.

Sul piano processuale, la sentenza rende meno probabile la necessità di una autorizzazione parlamentare per procedere contro Bartolozzi relativamente alle false dichiarazioni, ma non preclude che la stessa possa invocare garanzie diverse, come il segreto di Stato, per tutelare informazioni sensibili apprese nell'ambito del suo ruolo istituzionale.

Sul piano politico, la pronuncia riapre il confronto su responsabilità ministeriale e limiti dell'autorizzazione a procedere: la Camera potrà valutare se le modalità con cui il Tribunale e la Procura hanno agito abbiano effettivamente leso le sue prerogative costituzionali e, se del caso, promuovere ulteriori iniziative istituzionali.

Infine, la sentenza potrebbe incidere sulle strategie difensive e sulle valutazioni della Procura riguardo all'eventuale esercizio dell'azione penale nei confronti di funzionari che non rivestono la qualifica di ministro ma sono coinvolti in fatti connessi a reati ministeriali.

La Corte costituzionale ha così sciolto in parte il nodo interpretativo sull'estensione dell'art.96, chiarendo i limiti dell'autorizzazione a procedere e sottolineando l'obbligo di trasparenza motivazionale degli organi giudiziari quando valutano profili di responsabilità connessi a esponenti dell'esecutivo.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 06 novembre 2026

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