Il Cdm impugna la legge sul fine vita del Veneto: spaccatura nella maggioranza e appello a una legge nazionale

Il governo ricorre alla Consulta contro la norma veneta sul suicidio medicalmente assistito; la Lega si divide e Forza Italia chiede una legge nazionale.

A cura di Redazione Redazione
05 novembre 2026 20:04
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Il Cdm impugna la legge sul fine vita del Veneto: spaccatura nella maggioranza e appello a una legge nazionale -
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Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge regionale del Veneto sul fine vita e ha disposto il ricorso alla Consulta per presunti profili di incostituzionalità. La decisione riguarda la norma approvata dall'Assemblea legislativa veneta il 2 settembre che disciplina le procedure per l'assistenza al suicidio medicalmente assistito.

Il provvedimento del governo ha evidenziato una spaccatura nella maggioranza: il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha dichiarato la propria contrarietà e ha votato di conseguenza, mentre parte della delegazione della Lega non ha partecipato al voto. Sul fronte istituzionale, il fatto che il Governo eserciti la propria prerogativa di impugnare una legge regionale è stato sottolineato come un normale strumento di tutela costituzionale.

A nome di Forza Italia, il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha fatto mettere a verbale la richiesta di una normativa nazionale: secondo il partito, una materia così delicata non può essere lasciata al proliferare di leggi regionali potenzialmente in contrasto tra loro, ma deve essere disciplinata dalle Camere.

Le reazioni di Luca Zaia

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha definito la decisione del Cdm rispettabile come prerogativa costituzionale, ma ha ribadito di rivendicare la scelta del Veneto. Zaia ha affermato che rivoterebbe la legge e ha invitato ad attendere con serenità l'esito della Corte costituzionale, confidando nella serietà del lavoro svolto dall'Assemblea veneta.

Zaia ha inoltre indicato il nodo politico più ampio: l'Italia è afflitta da un prolungato vuoto legislativo sul fine vita. Richiamando casi giudiziari simbolo come quello di Eluana Englaro e la sentenza sulla vicenda di Dj Fabo, Zaia ha sostenuto che occorre una legge nazionale che garantisca dignità e adeguate tutele, comprese le cure palliative, evitando che le Regioni restino sole nella gestione di pazienti in condizioni terminali.

La vicenda giuridica non è nuova: la Corte costituzionale si è già espressa sulle normative regionali di Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna, tracciando i limiti dell'intervento regionale. L'impugnazione della legge veneta aprirà ora un nuovo giudizio di costituzionalità; intanto il mondo politico e associativo segnala possibili sviluppi, tra cui la richiesta di estendere l'impugnazione anche alla legge approvata in Umbria il 22 ottobre.

La associazione Pro Vita & Famiglia ha accolto positivamente l'impugnazione e, attraverso il presidente Antonio Brandi, ha chiesto al Governo di agire allo stesso modo sulla norma umbra. L'organizzazione ha definito la legge veneta «profondamente disumana», esprimendo timori per la possibile espulsione verso la morte di persone fragili e invocando parallelamente maggiori investimenti nelle cure palliative e nell'assistenza ai disabili e ai family caregiver.

Sul piano politico resta aperto il confronto sulla soluzione istituzionale: alcuni richiamano il rischio di una frammentazione normativa se ogni Regione legifera autonomamente, altri rivendicano il diritto delle autonomie regionali a rispondere a situazioni di necessità sanitaria locale. Il processo davanti alla Consulta e le sollecitazioni al Parlamento per una disciplina nazionale determineranno i prossimi passi in una materia che tocca diritti, etica e scelte individuali.

Fact Check

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Verificato il: 05 novembre 2026

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