Referendum, Di Pietro e Mastella a confronto nella trasmissione di Meritocrazia Italia
(Adnkronos) - A dieci giorni dal referendum confermativo sulla riforma della magistratura, in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo, i microfoni di Meritocrazia Italia si sono accesi per la sesta volta su questo tema, con una nuova dir
(Adnkronos) - A dieci giorni dal referendum confermativo sulla riforma della magistratura, in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo, i microfoni di Meritocrazia Italia si sono accesi per la sesta volta su questo tema, con una nuova diretta della trasmissione Riforma Nordio, condotta dalla responsabile nazionale dei Ministeri di Meritocrazia Italia Alessia Fachechi. Lo riferisce in una nota Meritocrazia Italia spiegando che alla live, divulgata attraverso la pagina Fb L’Italia che Merita, hanno partecipato Antonio Di Pietro, già sostituto procuratore della Repubblica a Milano ed ex ministro, e il sindaco di Benevento Clemente Mastella, già ministro anche della Giustizia. È intervenuto in chiusura il presidente nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello.
In apertura la moderatrice ha chiarito che Meritocrazia Italia aderisce al Sì per ragioni non politiche bensì tecniche, tanto da aver proposto una riforma in piena linea con l’attuale già nel 2019. Ha esordito Mastella facendo riferimento alle proprie vicende giudiziarie: "Vero, sono stato messo in croce, ma proprio per questo voto No: fui salvato dal giudice, fosse stato per il pm sarei finito in galera - ha affermato Mastella secondo quanto riporta una nota Meritocrazia Italia - Io sono sulla scia della Costituente, nel cui ambito erano tutti per la soluzione delle carriere unite. Vedo che gli avvocati di oggi sono contrarissimi al No, ma tranne Scalfaro chi fece la Costituzione furono appunto avvocati".
Di Pietro, riporta una nota Meritocrazia Italia, ha così commentato: "Ai tempi della Costituente il processo era inquisitorio, cambiò una prima volta nel 1989 divenendo accusatorio, e poi una seconda volta nel 1999, col Giusto processo. Oggi le parti stanno davanti a un giudice terzo, per cui il problema si pone prima, durante le indagini preliminari, dove troviamo solo il pm che nel cercare le prove di un reato può sconquassare la reputazione dell’indagato, e per questo ci deve essere un giudice che gli impedisca di andare fuori strada. Se ci fosse questa figura di giudice, molte ingiuste richieste di rinvio a giudizio non ci sarebbero. Voto dunque Sì per un giudice che non si appiattisce sul pm pur di cercare un colpevole, voto Sì per un giudice che non sia un aiutante dell’accusatore".
Mastella ha osservato che "il referendum non interviene su questa procedura, per cui mi auguro che dopo ci si metta mano. Poi, il giusto processo venne fuori da proposte di legge parlamentari, non del governo. Le riforme si fanno col contributo di tutti i partiti, qua invece è stata una lotta a oltranza e per giunta non tocca il problema dei problemi, ossia la lunghezza esagerata dei processi. E l’estrazione non risolverà la questione delle correnti: andrebbero abrogate per legge in quanto tali, altrimenti faranno comunque comunella fra di loro".
"Che ci siano ideologie fra i magistrati mi pare ovvio e previsto dalla Costituzione - ha riflettuto Di Pietro secondo quanto riporta Meritocrazia Italia - perché il magistrato è un cittadino. Attualmente è il Csm che sceglie i procedimenti disciplinari e gli avanzamenti di carriera, e a comporlo si provvede tramite elezione, dunque l’eletto risponde all’elettore, il che è una logica che andrebbe pure bene se il Csm fosse organo rappresentativo, ma non lo è, è organo di garanzia, tant’è che lo presiede il Capo dello Stato. Deve fare gli interessi nostri, di noi cittadini. Il sorteggio è uno dei modi per svincolarsi dal sistema correntizio, e si fa tra i magistrati con requisiti di eccellenza. Quanto ai membri non togati, ora il parlamento li sceglie punto e basta, se vincerà il Sì la sua scelta dovrà sottostare al filtro del sorteggio, e dunque non sarà detto che a entrare nell’Alta Corte o nei due Csm siano i candidati che i parlamentari auspicavano".
Alla domanda di Alessia Fachechi sul perché la magistratura è contraria alla riforma, Di Pietro ha risposto senza giri di parole: "Perché gli toglie il boccino di mano. Scegliere il procuratore della Repubblica di Roma significa capire cosa puoi o non puoi fare nelle indagini verso la politica, scegliere quello di Milano significa capire cosa puoi o non puoi fare verso la finanza. Perciò col sistema attuale si rischia di far fare politica alla magistratura, e questo è pericoloso".
Mastella ha obiettato che "se i togati estratti saranno della stessa corrente li avremo tutti che la pensano allo stesso modo, e ciò è negativo", mentre sul tema della responsabilità civile dei magistrati ha detto di non volere "un magistrato che invece di giudicare con indipendenza e con coscienza è terrorizzato dall’essere sottoposto a giudizio". Di Pietro ha spostato l’accento sulla responsabilità disciplinare: "Se un magistrato commette un reato va in galera come tutti, se commette un errore sul lavoro l’assicurazione paga al posto suo. In tutti questi anni la cosiddetta valutazione domestica delle responsabilità disciplinari ha portato a lasciar correre, ma se vince il Sì ci sarà l’Alta Corte Disciplinare, totalmente scorporata dai partiti perché il parlamento ne sceglierà solo tre membri su 15. Al cittadino chiedo: restiamo come stiamo o proviamo a cambiare? Io voglio cambiare, votando sì".
Secondo quanto riporta Meritocrazia Italia, Di Pietro ha poi continuato: "Si rischia di perdere questo referendum perché diversi magistrati, cui per natura i cittadini credono, hanno affermato cose false durante la campagna. Dire che questa riforma riduce l’indipendenza della magistratura, che la mette sotto l’esecutivo, che impedisce di indagare la mafia significa dire cose che non risultano agli atti. Un magistrato che vuol fare il suo dovere lo ferma un altro magistrato o un quintale di tritolo, non la politica. Oggi come domani". Nel finale, il presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello ha sottolineato: "Il punto è non la separazione delle carriere, perché di fatto già c’è, bensì la fine delle correnti, l’Alta Corte, l’estrazione a sorte. Ci dispiace come cittadini e come movimento civico che tutto ciò sia stato colorato politicamente. L’estrazione a sorte già esiste. Il Capo dello Stato viene giudicato dalla Corte Costituzionale integrata da sedici membri estratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore. Sono pure estratti a sorte i giudici popolari nei processi importanti. Perché non si potrebbe estrarre a sorte per i Csm e l’Alta Corte?".
"Non vedo pericoli di attacco alla magistratura. Vedo il pericolo semmai di un attacco autoimmune alla magistratura. Avrei accettato che i magistrati scendessero in campo così decisi se se la fossero presa anche coi colleghi che incorrono in disfunzioni, che ritardano l’emissione dei provvedimenti. Allora non sarebbe stata una discesa in campo autoreferenziale - ha concluso - Vogliamo liberare la magistratura di qualità da quel reticolato di correntismo che non premia la qualità ma la fedeltà. E in ogni caso, a prescindere dal Sì o dal No, quel che conta è che vinca la democrazia". La trasmissione prevede un’ultima puntata mercoledì 18 marzo. Ospiti saranno il procuratore Raffaele Cantone per il No e un mix a sorpresa per il Sì.