Quirinale, Follini: "Corsa per il Colle somiglia al Palio di Siena"
(Adnkronos) - "Il circo mediatico e politico scruta da mesi le alture del Colle e si prepara con larghissimo anticipo all’elezione del prossimo capo dello Stato. Come se fosse una corsa lunga e prevedibile, da seguire un giorno dopo l’al
(Adnkronos) - "Il circo mediatico e politico scruta da mesi le alture del Colle e si prepara con larghissimo anticipo all’elezione del prossimo capo dello Stato. Come se fosse una corsa lunga e prevedibile, da seguire un giorno dopo l’altro facendo congetture che ognuno vorrebbe rendere inesorabili. Sbaglia. Poiché in realtà quella corsa somiglia semmai più al palio di Siena. Con molte trasversalità, qualche colpo basso, alcune promesse improbabili e una discreta quantità di retroscena che vengono svelati solo il giorno dopo. Dunque, poiché l’immaginazione raramente azzecca il pronostico, conviene rifarsi al passato nel vano tentativo di immaginare il futuro, di qui a tre anni. E il passato ci racconta che il più delle volte le ragioni per cui un capo dello Stato è stato scelto e ha poi lasciato un segno nei suoi sette anni sono state quasi sempre diverse dalle ragioni per cui i grandi elettori (e quelli grandissimi, soprattutto) lo hanno voluto indicare. De Mita si dette un certo daffare perché fosse Cossiga a prevalere nel 1985. E Craxi a sua volta si adoperò perché fosse Scalfaro (e non Spadolini), il suo successore nel 1992. Se ne pentirono, e tanto, entrambi.
Sull’altare di quelle contese, peraltro, erano già stati bruciati via via i nomi più significativi della prima repubblica: da Fanfani a Moro ad Andreotti. Una lunga serie di impallinamenti che era cominciata molto, molto prima, addirittura nel 1948, quando il candidato scelto da De Gasperi, il conte Sforza, venne severamente impallinato dalla dissidenza di una parte della Dc che gli imputava qualche eccesso di frequentazione femminile.
In realtà la manovra che conduce a scegliere il capo dello Stato è quasi sempre preterintenzionale. Come ha ricordato con acume Gaetano Quagliariello, Cossiga fu scelto dopo Pertini per correggerne certe esuberanze. Finì col piccone, come si ricorderà. E Scalfaro fu scelto dopo Cossiga per ripristinare il primato di una tranquilla politica di stampo più notabilare. Finì con lo scioglimento d’autorità delle Camere a dispetto del fatto che una maggioranza di governo non era ancora venuta meno. E’ l’eterogenesi dei fini. Che consiglia di non fare mai troppi calcoli in vista dell’imprevedibilità dei processi politici e istituzionali. Il fatto è che solo quando il sistema politico è forte, dispone di una strategia, ha le idee chiare, esso può pensare di guidare la corsa. Come avvenne nel '62, quando Moro riuscì a portare Segni al Colle offrendo all’ala moderata della Dc la garanzia che il centrosinistra che si profilava non sarebbe andato troppo oltre. E come quasi si ripetè due anni dopo con la presidenza Saragat, immaginata ancora da Moro come un ulteriore puntello del suo disegno governativo. Nel frattempo sullo sfondo avevano preso forma le ripetute candidature al Colle di Amintore Fanfani. A cui Ettore Bernabei, il suo uomo di fiducia, si ostinava a garantire il sostegno dei parlamentari comunisti dopo che aveva lungamente discusso e trattato l’argomento con l’ambasciatore dell’Unione Sovietica. Con il solo effetto di propiziare al suo capo una delusione dopo l’altra.
Di lì in poi, però, la corsa al Quirinale divenne sempre più una variabile. E per quanto si sia cercato di dare a quella variabile una sorta di successiva inesorabilità i conti non sono mai tornati del tutto. E infatti poi, come s’è visto, ogni capo dello Stato ha finito per lasciare qualche traccia di delusione nell’animo di quanti magari fino a un attimo prima lo avevano designato con il maggiore calore politico. Segno che le istituzioni hanno funzionato secondo la loro logica e che la politica, però, si è dovuta quasi sempre accontentare di qualcosa di meno di quanto s’era ripromessa. Per questo sarebbe il caso di non almanaccare troppo, di non dedicarsi a troppe previsioni, di non annettere troppi significati e di non formulare troppi scenari prima del momento cruciale. C’è tempo, ci sarà modo". (di Marco Follini)