Alemanno: "Domani esco dal carcere, lasciare Rebibbia sembra quasi disertare una trincea"

(Adnkronos) - "E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò (dal portone di Via R. Majetti, 70), ponendo fine ad un’esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni". E' quanto si legge in un lungo post sui social di Gianni Alemanno, e

A cura di Adnkronos Redazione
23 giugno 2026 11:29
Alemanno: "Domani esco dal carcere, lasciare Rebibbia sembra quasi disertare una trincea" -
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(Adnkronos) - "E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò (dal portone di Via R. Majetti, 70), ponendo fine ad un’esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni". E' quanto si legge in un lungo post sui social di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e leader di Indipendenza, detenuto a Rebibbia, che domani potrà lasciare il carcere. "Un’esperienza che non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente", scrive, ripercorrendo la sua esperienza carceraria. "Che mi ha portato a incontrare di nuovo (ero già stato in carcere a vent’anni per un episodio di militanza politica) un universo carcerario, che ho trovato molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto me lo ricordavo. Ho scoperto celle di 4 posti riempite con 6 persone una sull’altra, nel degrado degli ambienti e delle condizioni igienico-sanitarie. Percorsi trattamentali (studio, lavoro e cultura) ridotti a un privilegio per pochi. Una burocrazia penitenziaria lenta e prepotente, Tribunali di sorveglianza con pochi magistrati e troppe pratiche, che rendono difficili tutte le decisioni e inutilmente angosciosa la vita carceraria". 

"Abbiamo provato a batterci, insieme a Fabio Falbo, contro tutto questo, ma il muro di gomma della politica, dei media e dell’Amministrazione penitenziaria ci hanno ampiamente rimbalzato. Vi dico l’ultima: il 21 maggio sono stati scaricati in questo carcere 3 camion pieni di attrezzi per le palestre dei nostri reparti, donati dall’azienda privata Matrix con la supervisione dell’ente di promozione sportivo ASI. È passato un mese, ma ancora nulla è arrivato nelle nostre palestre, che rimangono preistoriche, scassate e arrugginite come al solito... un mese per trasportare degli attrezzi dai magazzini a reparti che distano al massimo 2-300 metri!", è il suo racconto alla vigilia della liberazione. 

"L’unica 'vittoria' che abbiamo ottenuto è stata la concessione da parte del Presidente Mattarella della grazia parziale ad Antonio Russo, il povero vecchietto di 88 anni (e malato) che sta qui dentro da 6 anni. Pensate che sia uscito? Assolutamente no, perché tra magistrati che non erano stati informati della Grazia, relazioni sanitarie che non arrivavano, 'sintesi trattamentali' da chiudere e mille altre diavolerie burocratiche, neppure i provvedimenti di clemenza del Capo dello Stato sono riusciti a rompere il maledetto muro di gomma (mica sono tutti così fortunati da ricevere la Grazia prima di entrare in carcere come la Minetti...)", scrive ancora.  

Il racconto prosegue: "Intanto Fabio Falbo continua a rimanere nel Carcere calabrese di Rossano, dove era stato portato l’11 giugno per permettergli di usufruire di un permesso di 5 ore per incontrare il padre di 92 anni gravemente malato. Fabio il padre l’ha incontrato dopo 6 giorni di attesa inutile (e molto pericolosa visto le condizioni di salute dell’anziano genitore), adesso attende da 4 giorni che qualcuno lo riporti nella sua cella, che ancora oggi rimane chiusa con tutta la sua roba accatastata all’interno. Intanto ci ha fatto sapere che nel Carcere di Rossano non ci sono né il Direttore né il Comandante, mentre su 100 persone 'in media sicurezza' solo 8 lavorano. Quasi ogni carcere (non solo Sollicciano recentemente sequestrato in parte dalla Magistratura) è ormai un disastro... Ma ho conosciuto anche una popolazione detenuta che stringe i denti e che – tra battute in romanesco e calabrese, pranzi cucinati con il camping gas, solidarietà di cella, messe con Don Lucio e allenamenti sportivi – tira avanti e non si lascia tramortire. Non tutti, perché ci sono pure quelli che crollano e, se non si suicidano, si uccidono di noia e di altro... Ho conosciuto anche tanti agenti, graduati e ufficiali della Polizia penitenziaria che si comportano bene (con le dovute eccezioni...) e che spesso sono come fratelli per le persone detenute, con cui condividono la sofferenza per le stesse mancanze organizzative e per lo stesso sovraffollamento. Adesso sono arrivate anche numerose nuove giovani leve, che si danno da fare con discreto entusiasmo e molta correttezza". 

"Ci sono - continua - anche le giovani infermiere del reparto, guidate dalla decana Rossella, che, nonostante il fare scorbutico (necessario anche a tenere a bada le non poche avance...), il loro lavoro lo fanno con il cuore, mettendoci una pezza di fronte ad una assistenza sanitaria con troppi buchi (e poche scorte per arrivare agli ospedali). Ho conosciuto educatrici e psicologhe che ci mettono il cuore e la testa nel loro lavoro e che diventano una specie di ammortizzatore tra le persone detenute e le lentezze burocratiche di chi sta sopra di loro. Ecco perché - spiega - uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze. Certo, in tanti mi hanno chiesto di continuare la lotta contro il sovraffollamento carcerario, con Fabio Falbo si sono costruiti un’amicizia e un ponte di collaborazione che nessuno potrà rompere, ma riuscirò ugualmente a farmi sentire quando il 'muro di gomma' si frapporrà tra me e l’universo carcerario? Riuscirò a parlare con il Ministro Nordio, a spiegargli che neppure l’ultimo provvedimento in itinere alla Camere (quello che aumenta i benefici per i detenuti tossicodipendenti) sarà sufficiente a cambiare la situazione delle nostre carceri?", si domanda. 

"Soprattutto, riuscirò a spiegare ai media e all’opinione pubblica, prima ancora che ai 'politici', che non c’è nessuna contraddizione tra la difesa intransigente della sicurezza dei cittadini e la necessità di costruire un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e promuova la loro capacità di riabilitarsi? Anzi, che senza un carcere di questo tipo è assolutamente impossibile difendere il cittadino contro l’aumento della criminalità? Si proverò, con tutte le mie forze, sempre con l’aiuto e l’amicizia di Fabio, collaborando con tutte le persone di buona volontà a prescindere dal loro colore politico. Questo ve lo prometto, perché un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica Italiana si gioca la sua faccia", conclude Alemanno. 

 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 23 giugno 2026

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