Il governo estende il «fermo di prevenzione» anche ai minori: la stretta sulla movida annunciata da Piantedosi
Il ddl approvato dal Consiglio dei ministri estende il fermo preventivo ai giovani in aree ad alta affluenza; il Viminale invoca la prevenzione, restano dubbi su garanzie e limiti.
Il governo ha approvato in Consiglio dei ministri un ddl che estende il cosiddetto fermo di prevenzione anche a soggetti minorenni, ha annunciato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. La norma è motivata dalla necessità di "prevenire reati che turbino l'ordine pubblico" durante operazioni di polizia in luoghi a consistente afflusso di persone, come quelli della cosiddetta movida.
Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso ministro, la disciplina stabilisce che, nel corso di specifiche attività finalizzate alla prevenzione, si potrà procedere al fermo quando sussista "un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di pericolo per la sicurezza pubblica". Tra le circostanze indicate come rilevanti figurano il possesso di armi o di oggetti che possano essere indicativi di una pericolosità della persona, valutati in relazione a tempo e luogo dell'intervento.
La misura non è del tutto nuova: il cosiddetto fermo di prevenzione era già stato introdotto da un precedente decreto sicurezza, ma ora il ddl approvato dal governo ne fornisce una disciplina più estesa e formale, introducendo espressamente la possibilità di applicarla ai minori. Al momento, però, il testo ufficiale reso noto dal Viminale non precisa dettagli procedurali fondamentali, come l'età minima contemplata, la durata massima del fermo, le modalità di informazione dei tutori e l'eventuale coinvolgimento immediato dell'autorità giudiziaria.
La novità solleva questioni di diritto e di garanzia. L'estensione della misura ai giovani interpella la normativa sulla giustizia minorile, i trattamenti differenziati rispetto agli adulti e il principio di proporzionalità delle misure restrittive. Giuristi e organizzazioni per i diritti civili potrebbero criticare la formulazione per la sua apparente vaghezza rispetto ai criteri di applicazione e alle tutele procedurali.
Dal punto di vista operativo, il ministro Piantedosi ha collegato la misura alla prevenzione di episodi che turbano l'ordine pubblico nelle aree della movida: un'argomentazione che punta su esigenze di sicurezza urbana e controllo dei fenomeni legati agli assembramenti serali. Resta però aperta la discussione su come garantire formazione e controlli delle forze di polizia affinché l'intervento non degradi in misure discriminatorie o arbitrarie nei confronti dei giovani.
Il ddl, dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri, dovrà ora seguire l'iter parlamentare. Nei prossimi giorni sono attesi approfondimenti e probabilmente emendamenti che potranno definire meglio limiti, tutele e meccanismi di garanzia (notifica ai genitori, tempi massimi, controllo giudiziario). Sul piano politico, la misura potrebbe catalizzare il dibattito tra chi invoca maggiori strumenti di ordine pubblico e chi solleva dubbi sulla salvaguardia delle libertà fondamentali e dei diritti dei minorenni.
Fact Check
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Verificato il: 14 luglio 2026