Mauriello (Meritocrazia Italia): "Politica sia capace di costruire le soluzioni sui bisogni reali"

(Adnkronos) - "Non ci sediamo a un tavolo con un accordo. Ci sediamo per discutere, per vedere quante cose possiamo mettere insieme, quante persone, quante idee e, soprattutto, quanta concretezza possiamo costruire insieme". È da questa premessa c

A cura di Adnkronos Redazione
19 settembre 2026 15:00
Mauriello (Meritocrazia Italia): "Politica sia capace di costruire le soluzioni sui bisogni reali" -
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(Adnkronos) - "Non ci sediamo a un tavolo con un accordo. Ci sediamo per discutere, per vedere quante cose possiamo mettere insieme, quante persone, quante idee e, soprattutto, quanta concretezza possiamo costruire insieme". È da questa premessa che Walter Mauriello, presidente di Meritocrazia Italia, ha scelto di intervenire nel confronto promosso da Base Popolare all’Auditorium Antonianum di Roma, nell’ambito di Oltre – Un nuovo sguardo per il bene comune. Un confronto tra esperienze e sensibilità diverse, nato dalla volontà di verificare se possa esistere uno spazio di dialogo capace di andare oltre gli schemi consolidati e di trasformare differenze e specificità in una possibilità di sintesi. Alla sessione di stamattina, moderata da Giuseppe De Rita, hanno partecipato anche Angelo Rosato (Azione) e Piercamillo Falasca (Europeisti.eu). 

Mauriello ha scelto di partire da un gesto semplice: fare un passo indietro con la sedia, anziché mettersi in linea con gli altri relatori. "Secondo me la prima cosa che vogliono i cittadini è un po’ di umiltà. I cittadini non vogliono protagonismo, non vogliono uno col microfono che dice le stesse cose. Vogliono dare un senso alla politica rispetto a una propria esigenza". La politica, secondo Mauriello, deve recuperare la capacità di ascoltare prima di parlare, di comprendere i problemi prima di proporre soluzioni, di costruire risposte insieme alle persone anziché limitarsi a parlare in loro nome". Mauriello ha ricordato il successo dell’evento svoltosi a Roma lo scorso 5 dicembre, conclusosi con la sottoscrizione della ‘Carta di Roma’ e nel quale è stato dato spazio a decine di associazioni operanti su base nazionale e regionale. "Tutti sono capaci di belle parole, di proposte ragionevoli e convincenti, ma la politica deve essere soprattutto capace di costruire le soluzioni sui bisogni reali. I cittadini non vogliono essere chiamati in causa soltanto una volta ogni cinque anni, vogliono contare nella durata complessiva della legislatura. Questa è la vera democrazia, il contrario di quella che si cerca di fare con il taglio dei parlamentari o con la tagliola all’accesso delle nuove forze politiche, che serve solo a blindare il castello dorato dei gruppi esistenti. La democrazia vera ha bisogno di più voci, non si regge mai sul pensiero unico". 

 

Da qui la riflessione sulla parola che identifica Meritocrazia Italia: merito. Una parola 'insidiosa', ha spiegato Mauriello, perché può assumere significati molto diversi. Può essere intesa come criterio duro di selezione, capace di escludere chi non viene ritenuto meritevole; oppure può essere letta nella sua dimensione più profondamente umana, come riconoscimento del valore della persona e della possibilità per ciascuno di esprimere il proprio potenziale. Il merito, dunque, non come strumento di esclusione, ma come principio di equità e responsabilità. Non un recinto nel quale entra soltanto chi possiede determinati requisiti, ma una possibilità da rendere concreta. La democrazia, ha ricordato Mauriello, non può essere costruita pretendendo che una società complessa abbia un unico gusto, una sola visione, una sola sensibilità. Per spiegare questo concetto ha richiamato la celebre metafora attribuita a Charles de Gaulle sulla difficoltà di governare una Francia capace di esprimere centinaia di tipi diversi di formaggio. Un’immagine apparentemente semplice per raccontare una questione complessa: ogni formaggio ha il proprio gusto, la propria identità, la propria specificità. E una democrazia autentica non può partire dalla pretesa di eliminare ciò che non le somiglia. 

La politica, al contrario, deve riuscire a parlare anche a chi non condivide le proprie categorie culturali o ideologiche. «Io devo neutralizzare tutti. E come neutralizzo tutti? Attraverso concretezza». È questo il passaggio centrale della seconda parte dell’intervento. Perché le persone, prima delle appartenenze ideologiche, hanno esigenze concrete. Vivono, lavorano, crescono una famiglia, mandano i figli a scuola, aspettano una prestazione sanitaria, utilizzano un’infrastruttura, si confrontano ogni giorno con la pubblica amministrazione. "La popolazione non è fatta di percentuali, non è fatta di ideologie, non è fatta di piace o non piace. È fatta di persone che vivono ogni giorno e che cosa dicono alla famiglia? Come faccio a vivere meglio?»". È da qui che dovrebbe partire la politica: dalla vita reale delle persone e dalla capacità dello Stato di dare risposte. Non è mancata un’invocazione alla concretezza delle soluzioni, un richiamo al valore della competenza e al mancato impegno, tra l’altro, sulle lunghe attese nell’accesso alla sanità e sulle carenze infrastrutturali, e alla necessità di una giusta regolazione dell’uso dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo, con obbligo per tutte le imprese oltre una determinata soglia dimensionale, di mantenere una forza lavoro umana non inferiore al 60% della media occupazionale registrata nei cinque esercizi precedenti, consentendo la sostituzione mediante sistemi automatizzati, robotica o intelligenza artificiale entro il limite massimo del 40%. 

Anche l’ideologia, nella riflessione di Mauriello, conserva un proprio valore. Ma non può trasformarsi in un recinto chiuso. "L’ideologia è buona, sicuramente è buona, ma non deve essere un recinto senza cancello. Quando l’ideologia ti blocca e non ti fa fare altre scelte, diventa oppressione". Da questo punto di vista, 'andare oltre' non significa semplicemente assumere una voce diversa o un volto diverso. Significa provare a costruire un modo diverso di stare nel confronto politico. È questa la sfida che Mauriello ha dichiarato di voler portare al tavolo: verificare quanta concretezza possa nascere dall’incontro tra sensibilità diverse, senza chiedere a nessuno di rinunciare alla propria identità e senza trasformare le differenze in barriere. Un percorso che Meritocrazia Italia intende continuare anche attraverso il proprio VIII Congresso nazionale, in programma venerdì 16 ottobre al Teatro Quirino di Roma, dal titolo 'L’agenda politica del merito', al quale sono state invitate diverse sensibilità politiche per confrontarsi sui grandi temi del Paese. "Parleremo dei temi, su tutti i temi, in confronto con i politici". Perché la verifica di ogni progetto passa dalla capacità di misurarsi con i problemi reali, con le competenze e con le proposte, senza dare per scontato che una sintesi sia già stata raggiunta. 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 19 settembre 2026

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