Ex Ilva, Corte Appello Milano conferma il blocco degli altiforni
(Adnkronos) - La Corte d'Appello di Milano ha confermato, nuovamente, il provvedimento con cui lo scorso luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell'ex Ilva. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, ha respinto anche l
(Adnkronos) - La Corte d'Appello di Milano ha confermato, nuovamente, il provvedimento con cui lo scorso luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell'ex Ilva. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, ha respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI. Lo scorso 11 settembre, la Corte aveva già confermato lo spegnimento dell’area a caldo, rigettando la prima istanza delle società Acciaierie d'Italia e Ilva.
Il diritto alla salute dei cittadini prevale sul resto, in sintesi, il contenuto del provvedimento di 11 pagine. Per il collegio, presieduto dal presidente Giuseppe Ondei, pur dando atto che in udienza è stato segnalato che "l’attività produttiva è in via di sospensione (con ciò apparendo fortemente ridimensionato l’interesse cautelare rappresentato nei ricorsi)" - ritiene come l’eventuale "spegnimento" degli altiforni "appaia - in ogni caso - cedevole rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi".
In particolare, per i giudici a prescindere dalle valutazioni di merito assunte con il decreto numero 425/2026 (la decisione dello scorso luglio, ndr) "e che restano estranee al presente procedimento" - si ritiene che, "anche in tale evenienza (lo spegnimento degli altiforni), la tutela del diritto alla salute risulti comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali di diritto interno", si legge.
Nulla cambia, per il collegio, il presunto elemento di "novità" rappresentato dalle ricorrenti Ilva spa e Acciaierie D’Italia holding, entrambe in amministrazione straordinaria, l'udienza fissata davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, il 20 ottobre 2026, "non valutabile in termini di 'elemento sopravvenuto' e che, diversamente da quanto rappresentato, non possa incidere sul giudizio di bilanciamento".
"La salute delle persone vince ancora battendo un pregiudizio economico sempre più cedevole e pretestuoso", afferma all'Adnkronos l'avvocato Ascanio Amenduni che rappresenta gli 11 cittadini tarantini, tra cui un bambino di 12 anni, dell'associazione Genitori Tarantini, promotori dell'azione inibitoria contro l'ex Ilva.
Fra la tutela della salute e quella della produzione prevale la prima, in ossequio a quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea" aggiunge l'avvocato Maurizio Rizzo Striano, che insieme al collega Amenduni difende i cittadini di Taranto che si sono costituiti contro lo stabilimento siderurgico.
Il provvedimento odierno della Corte di Appello di Milano, presieduta da Giuseppe Ondei, "rigetta l'ennesimo tentativo del Governo di ottenere la sospensione del decreto con cui si ordinava la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo entro il 27 ottobre. La motivazione è la stessa in base alla quale era stato respinto il precedente ricorso" spiega.
Ma la partita Ilva è ancora aperta. "Ora ci aspetta l'ultimo passaggio. Voi penserete che sia la decisione della Corte di Cassazione il 20 ottobre. Ebbene non sarà quella determinante, perché determinante sarà la manifestazione del 17 ottobre a Taranto. Il futuro di Taranto è solo nelle mani dei suoi cittadini e non della giustizia, la quale ha consentito di rimettere in discussione le decisioni assurde del fronte della morte, ma di più non può fare. No a questa e no a qualsiasi nuova area a caldo. Taranto merita di uscire dal tunnel e di essere risarcita" conclude l'avvocato.
(Afe/Adnkronos)
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Verificato il: 05 ottobre 2026