Scavo: "La guerra non è mai una cosa che non ci riguarda"

(Adnkronos) - "I conflitti non sono mai una storia semplice: si intrecciano affari, interessi e soprattutto ricadute sulle persone. Di recente sono rientrato dal Sud Sudan, un altro dei conflitti dimenticati, che per fortuna questo rapporto approf

A cura di Adnkronos Redazione
14 ottobre 2026 13:00
Scavo: "La guerra non è mai una cosa che non ci riguarda" -
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(Adnkronos) - "I conflitti non sono mai una storia semplice: si intrecciano affari, interessi e soprattutto ricadute sulle persone. Di recente sono rientrato dal Sud Sudan, un altro dei conflitti dimenticati, che per fortuna questo rapporto approfondisce, insieme a molti altri Paesi e scenari". Lo afferma Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire, autore della prefazione al Rapporto CESVI sull'Indice Globale della Fame 2026. Scavo richiama l'attenzione sulle conseguenze meno visibili delle guerre e sul loro intreccio con le crisi alimentari e climatiche. "Il timore più grande - spiega - è che le storie delle persone restino fuori dall'inquadratura. Quello che capita a una famiglia o a un singolo, costretti a spostarsi a causa del conflitto, del cambiamento climatico o della difficoltà a reperire risorse essenziali, rischia di essere dimenticato. Poi magari ci ritroviamo queste persone che bussano alla porta di casa nostra e ci domandiamo: perché vengono a disturbarci?". Per Scavo, il rapporto aiuta a comprendere "che cosa è accaduto, perché è accaduto e quali conseguenze potrà avere". 

Tra gli esempi citati c'è la Somalia, dove il giornalista è tornato di recente, dopo esserci stato come inviato nel 2011. "Questo ci ricorda la necessità, nel nostro mestiere, di non perdere di vista i luoghi e di verificare come si stanno modificando. Ci sono anche segni di speranza che, grazie al lavoro di tante organizzazioni come CESVI, danno fiducia alle popolazioni che decidono di restare o che sono costrette a farlo, perché molte volte dalle guerre non si può fuggire". Il Paese, osserva, è attraversato da "crisi, difficoltà, scontri e fame, che sta tornando a causa del conflitto e del cambiamento climatico". E aggiunge: "Dimenticarsi di ciò che accade, voltarsi dall'altra parte quando diamo per finito un conflitto, è quanto di più sbagliato possiamo fare, come giornalisti e anche come politica". 

Slla riduzione degli aiuti umanitari, Scavo avverte: "La risposta che arriva in questo momento è addirittura il taglio degli aiuti, che costringe molte persone a cercare una soluzione altrove. Paradossalmente si favoriscono così migrazioni e sfollamenti, esattamente il contrario di quello che le politiche dicono di voler fare".Il giornalista ricorda quanto documentato in Somalia nel 2011: "Riuscimmo a dimostrare che la fame veniva usata come arma di guerra non convenzionale e che va perseguito chi, deliberatamente, costringe una popolazione alla fame". Centinaia di migliaia di persone furono spinte verso il Kenya, e lo svuotamento delle città ne facilitò la conquista da parte delle milizie Shabaab. "Così si ottiene un doppio risultato: da una parte si eliminano migliaia di persone per mancanza di cibo, dall'altra le si costringe a fuggire e si conquista il territorio". 

Le conseguenze dei conflitti, sottolinea, riguardano anche i Paesi occidentali. "Occuparci di conflitti significa occuparci anche di noi e dei nostri mercati. Restare disattenti, indifferenti o addirittura complici di quello che accade in alcune aree può avere ricadute enormi su di noi: lo vediamo ogni volta che facciamo il pieno di carburante. La guerra non è mai una cosa che non ci riguarda, anche se può sembrare lontana". 

Sulle ripercussioni delle crisi internazionali sui commerci e sulle popolazioni, Scavo è netto: "Tutto questo ci toccherà da vicino, e sempre di più". Anche sul fenomeno climatico di El Niño, approfondito nel rapporto, le previsioni per i prossimi mesi indicano conseguenze potenzialmente drammatiche. "Il rapporto ci fornisce dati davvero impressionanti su quello che accadrà a milioni di persone, che si sposteranno semplicemente per trovare un rivolo d'acqua o qualcosa da mangiare". 

Infine, la responsabilità dell'informazione nel mantenere alta l'attenzione sulle crisi dimenticate. "Se i social non ci sono, se le immagini non arrivano, un fatto semplicemente non esiste. Noi, da giornalisti, proviamo a dimostrare che invece i fatti esistono, e che bisogna andare dove le cose accadono e documentarle il più possibile. Non dobbiamo cadere nella trappola secondo cui ciò che non è visibile sul nostro telefonino o sui nostri display non esiste. Esistono milioni di persone senza accesso alla tecnologia, come nelle periferie della Somalia, in Sudan e in Sud Sudan, ed esistono fatti che dobbiamo conoscere e documentare". "Prima ci occuperemo di tutto questo e di quanto il sistema sia integrato, prima potremo affrontare problemi che più avanti riusciremmo ad affrontare poco e, temo, molto male", conclude Scavo. 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 14 ottobre 2026

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