Visibilia: conflitto attribuzione in Consulta fra Camere e Procura di Milano
(Adnkronos) - Il procedimento penale che vede indagata l'ex ministra del Turismo Daniela Santanché, accusata di truffa aggravata all'Inps in relazione alla cassa integrazione nel periodo Covid per alcuni dipendenti della società Visibilia, è stato
(Adnkronos) - Il procedimento penale che vede indagata l'ex ministra del Turismo Daniela Santanché, accusata di truffa aggravata all'Inps in relazione alla cassa integrazione nel periodo Covid per alcuni dipendenti della società Visibilia, è stato dibattuto in Consulta, giudice relatore Giovanni Pitruzzella, in ordine al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato contro la Procura di Milano. Pomo della discordia, l'uso non autorizzato dal Parlamento fatto dalla Procura di mail, messaggi e soprattutto registrazioni audio occulte di Santanché. Vivacissimo il dibattimento, anche per la non scontata presenza della Procura difesa da Mitja Gialuz.
LA POSIZIONE DEL SENATO: "ACQUISITO MATERIALE SPURIO NON AUTORIZZATO"
Per i legali del Senato, rappresentato da Luigi Ciaurro e Vinicio Settimo Nardo, la Procura avrebbe invaso e menomato le prerogative costituzionali garantite a deputati e senatori dalla Costituzione. "Il conflitto si fonda sull'utilizzo processuale di un materiale ritenuto spurio perché acquisito in violazione dell'articolo 68 comma terzo" che stabilisce che è necessaria l'autorizzazione della Camera alla quale il parlamentare appartiene prima di sottoporlo a intercettazioni di qualsiasi tipo (conversazioni o comunicazioni) e per sequestrare la sua corrispondenza.
Il Senato contesta inoltre la violazione dell'articolo 4 della legge 140/2003 in quanto la Procura non solo ha acquisito agli atti la corrispondenza riservata della senatrice, ma l’ha anche analizzata e utilizzata per l’esercizio dell’azione penale, menomando le attribuzioni del Senato cui l’esercizio del potere è stato sottratto o impedito. La tesi parlamentare è che in caso di sequestro di corrispondenza "l'autorizzazione è solamente preventiva. Quindi l'autorità giudiziaria non può leggere preventivamente i messaggi o sentire le intercettazioni". Il materiale acquisito dalla Procura sarebbe pertanto inutilizzabile.
LA POSIZIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI: "COSTITUZIONE PREVEDE BILANCIATO SACRIFICIO DEL PRIVATO CITTADINO"
Secondo la difesa della Camera dei deputati - intervenuta ad adiuvandum con gli avvocati Gaetano Pelella, Marco Cerase, Maria Teresa Losasso - la Costituzione esige d'altronde l'applicazione di un principio fondamentale, ovvero "quello del sacrificio minimo della funzione parlamentare", anche a costo di accettare che nell'ambito di un bilanciamento degli interessi costituzionali "ci sia un parziale bilanciato sacrificio delle posizioni soggettive del singolo privato".
LA PROCURA: "LE ACQUISIZIONI SONO STATE FORNITE DA TERZI, SOTTO SCACCO PRINCIPIO UGUAGLIANZA"
Gialuz, per la Procura, ha precisato che "non è stata la Procura di Milano a chiedere le acquisizioni, che sono state fornite spontaneamente da terzi" e "riguardano materiale palesemente estraneo all'attività parlamentare". Gialuz ha toccato alcuni principi fondanti lo stato di diritto, respingendo l'idea che un magistrato davanti a una denuncia debba girarsi dall'altra parte. "Riprendo l'esempio di una persona offesa da violenza sessuale perpetrata da parlamentare, la registra e la porta in procura. E a questo punto la procura non dovrebbe neanche vedere, neanche leggere, neanche ascoltare?".
"Mi pare che questo non sia un bilanciamento ragionevole perché non esiste solo l'articolo 68 della Costituzione ma anche il 3 - ha rimarcato - che tutela il principio scolpito in tutte le aule di giustizia, quello dell'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge". Se invece si seguisse la linea del Senato, secondo la Procura di Milano, la tutela della funzione parlamentare muterebbe in un "privilegio invalicabile", tale che ogni principio, "a partire dall'articolo 3, è destinato a regredire". Di qui l'appello finale alla Consulta affinché si utilizzi questa fattispecie per "delimitare", seguendo il solco già tracciato dalla giurisprudenza costituzionale in salvaguardia dei diritti delle vittime.
IL PRESIDENTE NEO-ELETTO VIGANO' E L'ENIGMA FASCICOLO INVISIBILE ALLE AUTORITA'
Ad andare al punto, il vicepresidente della Corte e presidente neo-eletto Francesco Viganò, che attraverso la tecnica degli "esempi estremi", evocando lo scenario di un'attività criminosa (come dichiarazioni estorsive o violenza sessuale) perpetrata da un parlamentare ai danni di un privato cittadino che decida di registrare l'accaduto, ha evidenziato il potenziale cortocircuito di un sistema in cui la Procura non possa fare nulla senza autorizzazione: "Lo schema che il Senato sostiene, e cioè la Procura non può fare niente, deve chiedere l'autorizzazione alla Camera, la Camera nella ipotesi in cui negasse l'autorizzazione si espone a un possibile conflitto di attribuzione... è una soluzione che a vostro avviso realizza un equilibrato contemperamento fra gli interessi in gioco?".
Il nodo centrale sollevato da Viganò riguarda l'invisibilità del materiale probatorio: In un "conflitto di attribuzione, su base di che elementi di prova la Corte potrebbe valutare se c'è stato un effettivo reato se il pubblico ministero non può versare negli atti il fascicolo?", ha domandato. Il rischio concreto dell'interpretazione delle Camere potrebbe infatti paradossalmente trasformarsi in una reale preclusione all'acquisizione: "il materiale non sarebbe disponibile né alla Camera né alla Corte costituzionale. E queste autorità su quale base probatoria assumerebbero la loro decisione, in assenza dell'evidenza della registrazione?".
Sarà questa la chiave di snodo della matassa e di definizione del perimetro di tutela della funzione parlamentare? La decisione dovrebbe arrivare prima dell'udienza preliminare a Milano, rinviata dal Gip Tiziana Gueli al prossimo 3 febbraio in attesa del verdetto della Consulta.
Fact Check
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Verificato il: 04 novembre 2026