Una chat mortale | I messaggi inquietanti che hanno portato alla tragica fine di Andrea Prospero
Tragedia online: Andrea, 19 anni, trova nell'ultima chat l'incoraggiamento fatale per il suicidio. Una storia che mette in guardia sui pericoli del web. 💔📱

Tragedia giovanile: Andrea, 19 anni, morto dopo un’orribile istigazione al suicidio in chat
BOLOGNA – È una storia agghiacciante quella di Andrea Prospero, un ragazzo di 19 anni che ha trovato la morte in circostanze incredibilmente tragiche. Dopo aver tentato di impiccarsi, e non avendone trovato il coraggio, si è lasciato convincere, tramite messaggi su chat, a ingerire una massiccia dose di farmaci. Questa situazione ha portato alla cattura del 18enne che lo ha istigato, ora agli arresti domiciliari.
Andrea, originario di Chieti, si era trasferito a Perugia per studiare. La sua vita da studente, però, si è rivelata un duro colpo: “Non me la faccio con l’università, non vado nemmeno a mensa perché sono a disagio con i miei denti”, scriveva in chat. La sua condizione di solitudine e disagio esistenziale lo ha spinto a confidarsi in modo vulnerabile con un coetaneo conosciuto solamente attraverso uno schermo. Invece di ricevere supporto, ha trovato qualcuno pronto a spingerlo verso una decisione fatale.
Le indagini della Polizia postale hanno messo in luce il contesto di isolamento in cui viveva Andrea, che nel corso dei mesi aveva manifestato la volontà di fare del male a se stesso. “Non ne posso più dell’università”, scriveva, confessando di sentirsi inadeguato e oppresso dalla vita nuova. A questo punto, il ragazzino con cui comunicava ha approfittato della sua vulnerabilità, insistendo affinché prendesse i farmaci e realizzasse i suoi pensieri più cupi.
“Speriamo che sto coglione non ha lasciato la chat aperta sennò mi sgamano”, è uno dei messaggi inquietanti scambiati tra i due, dopo che Andrea ha smesso di rispondere. Il suo ‘amico’ virtuale, che viveva in provincia di Roma, ha dimostrato di non comprendere le conseguenze delle sue parole e ha continuato a incoraggiarlo fino alla fine.
Quando i soccorsi sono stati allertati, Andrea è stato trovato privo di vita nel suo appartamento, con sette blister vuoti di farmaci accanto a lui. I risultati autoptici hanno confermato che stava assumendo antidepressivi e ansiolitici. La polizia ha potuto accedere ai messaggi attraverso il telefono di Andrea, scoprendo che gli scambi erano stati cancellati, ma restaurabili.
“Tutta questa vicenda accende un allarme sui pericoli del web”, ha dichiarato l’avvocato della famiglia, Carlo Pacelli. Parole che sottolineano un problema molto attuale: la rete può nascondere insidie e persone malintenzionate che approfittano della fragilità altrui. Andrea aveva cercato un amico, ma ha incontrato chi ha rafforzato le sue tendenze autodistruttive, portandolo verso un destino tragico e irreversibile.
Questa storia ci ricorda l’urgenza di affrontare con serietà il tema del supporto psicologico per i giovani, in un’epoca in cui i confini tra supporto e sfruttamento si fanno sempre più sfumati, e dove la solitudine può condurre a gesti estremi.